Ci pensavo da tempo, sia per il servizio pastorale svolto a contatto con i malati del quartiere Magliana, a Roma, nei primi sette anni di sacerdozio, sia per la missione in Madagascar con i malati di lebbra, di tubercolosi e con altri portatori di handicap fisici o di infermità mentali, infine nell’UP “Madonna della Neve”per l’incontro con malati gravi, infermi da lunga data, con persone sole, indebolite nel corpo e nello spirito.
Ci pensavo e ci penso da prete, certo, insieme a sacerdoti amici, ai diaconi, alle Suore, ai ministri straordinari dell’Eucaristia, impegnati nelle visite a domicilio.
Oltretutto, il tema della malattia e della fragilità legato a quello dell’Eucaristia, mi coinvolge anche per la presenza nell’Istituto dei Servi e Serve della Chiesa e nella mia stessa famiglia naturale, come nella parentela, di persone fragilizzate dall’età o da malattie curabili, ma non guaribili. Continua a leggere







