Carissimi tutti e tutte,
anzitutto l’augurio di un santo ottobre missionario! Un augurio particolare al diacono Antonio Ferretti e alla moglie Vera per il loro 43° anniversario di matrimonio e a don Bruno per il suo onomastico.
È con piacere che vi offro alcune notizie e brevi riflessioni sulla partenza di don Stefano Torelli per l’Albania.
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Don Stefano in Albania
Accoglienza ai poveri con fede, rispetto e signorilità
Sono sorte osservazioni e… critiche alla nuova Sede della Casa di accoglienza di Baggiovara, trasferita a Cognento. “Tanto splendore di pulizia, tanta cura nell’arredamento è segno di borghesismo, non è segno di povertà evangelica!”.
Rispondo personalmente, sia perché l’osservazione mi riguarda di persona, avendo curato personalmente i restauri della casa colonica e l’arredamento, sia perché la casa di Cognento è l’affermazione di come l’Istituto deve accogliere i poveri, gli zingari, i carcerati, gli sbandati, gli irrecuperabili civili e ogni altra categoria di bisognosi, con fede, con rispetto, con signorilità.
La nostra deve essere una accoglienza di fede: senza ragionamenti, senza calcoli; il bisognoso è un dono di Dio, è mandato a noi dalla bontà della Provvidenza, per essere aiutato, non per nostra soddisfazione, ma per la Chiesa e in nome della Chiesa. Dalla Provvidenza e solo dalla Provvidenza aspettiamo, senza sottoscrizioni, senza raccolta di offerte, senza ringraziamento degli aiuti datici, aspettiamo con silenzio, con fede nella Provvidenza.
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Meno è meglio, piccolo pure, semplice è il massimo!
Carissimi,
come forse avrete appreso, mi sto preparando a lasciare la direzione del Centro Missionario Diocesano, per dedicarmi maggiormente, dai prossimi mesi, alle 6 parrocchie dell’Unità Pastorale “Madonna della Neve”, a Reggio, e all’Istituto dei Servi e Serve della Chiesa. In passato, a più riprese, ho fatto presente al Vescovo Adriano la crescente difficoltà di seguire le tre realtà: il Centro, le parrocchie e l’Istituto. Nell’agosto scorso, prima di partire per il Madagascar, gli ho scritto una lettera, chiedendo espressamente questo alleggerimento. Una richiesta, niente di più!… Gli sono grato per averla presa in considerazione con sollecitudine.
Qualcuno mi ha detto: “sei sprecato lì, adesso!…”. Mi è parsa quasi una bestemmia. Soprattutto se considero – ma ora la bestemmia è mia, per l’accostamento che oso fare – Gesù a Nazareth, don Mazzolari a Bozzolo, don Milani a Barbiana… “Sprecati” anche loro in quei luoghi sconosciuti, piccoli!?
In questi anni il CMD mi ha permesso di fare tante cose: viaggi, incontri, esperienze, in diverse parti del mondo. Mi sono sentito sempre ospite e amico, spesso ambasciatore e pellegrino, a volte un po’ straniero e “vagabondo”, altre volte, poche per la verità, perfino lontano ed estraneo: alla mia terra, alla mia gente, alla mia famiglia… Uno dei miei fratelli, a gennaio, si è tolto la vita. Per anni ho raccolto le sue confidenze, ma alla fine non ho colto la sua angoscia. E altri drammi potrei conoscere, rischiando di ignorarli, perché preso da troppe cose.
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“Appunti per un profilo spirituale”
don Daniele Simonazzi su don Alberto Altana
Innanzitutto vorrei ricordare una persona che è stata vicina a don Alberto forse più di tutti noi, e per più anni di tutti noi, e che è presente qui: Nello.
Lui è quello che ha abitato per più tempo con don Alberto; non solo ha abitato, ma lo ha servito. È stato servo del servo, Nello. Lo ha anche sopportato, perché don Ambrogio non ha ricordato una frase a riguardo del rapporto di don Alberto con l’Istituto, che diceva che don Alberto “è come un’opera d’arte: tutti la ammirano, ma nessuno la vuole”.
Io ho abitato con lui dal giugno 1979 (fui l’ultimo a cui il vescovo Gilberto concesse di finire la teologia fuori dal seminario), fino all’estate del 1991, quando don Giovanni gli chiese di andare in san Domenico.
Ci sono anche qui oggi don Paolo e Marina di Barco, che furono i primi a cui comunicai la mia scelta di entrare nei Servi della Chiesa. Io andavo a fare servizio a Barco, e là ho conosciuto gli zingari, perché la domenica i Rom mangiavano lì. Io stavo a dormire a Barco il sabato sera e una sera tardi comunicai loro questa mia intenzione e furono i primi a saperlo. E loro erano molto preoccupati per la motivazione legata alla figura di don Alberto. Quindi io ringrazio pubblicamente don Paolo.
Una domenica sera, tornando da Barco, passai da via Reverberi e incontrai don Alberto che mi disse: “Se tu hai intenzione di entrare nei Servi della Chiesa, sappi che: difficilmente riesci a dormire due notti di fila; i poveri ti chiamano a tutte le ore; non riuscirai a dare tutti gli esami; l’Istituto ti chiederà di rimandare l’ordinazione, perché ti manderà in tutti i posti; e tieni presente anche che i poveri vengono a casa e spaccano tutto”. Io non mi scomposi.
Così è stato il mio incontro con don Alberto, che peraltro avevo già conosciuto, perché lo ero andato a chiamare per un campo di Azione Cattolica.
L’incontro vero è poi stato quella domenica sera tornando da Barco, in una comunione e amicizia vera con don Paolo e Marina, che è continuata poi e che continua tutt’ora.
Testamento spirituale di don Giovanni Voltolini
Avrei voluto poter fare come ha fatto don Alberto Altana, mia guida e mio esempio nella sequela di Gesù, il quale nel declinare della sua salute aveva confidato a don Daniele Simonazzi: “Dopo la mia morte, non cercate il mio testamento, perché il mio testamento è il VANGELO”.
Ma ugualmente voglio lasciare a quanti mi hanno conosciuto e amato questi ricordi: sono stato ricolmato dalla Grazia e dall’Amore di Gesù e dalla nostra Madre Maria, in ogni istante della mia vita e questo mi ha permesso di vivere sempre in una grande GIOIA!
I primi 18 anni in casa con i miei genitori che hanno vissuto da veri cristiani e che hanno trasmesso a noi figli l’amore a Dio, a Gesù, alla Madonna e ai poveri.
Negli anni del Seminario ad Albinea (dal 1947 al 1951) qualcosa si stava muovendo nella chiesa… e questo mi ha portato, nel 1951, a entrare nei Servi della Chiesa che hanno dato una svolta definitiva alla mia vita. E questo lo devo a don Dino e a don Alberto. Da loro ho avuto l’impronta a obbedire sempre al mio Vescovo e alla chiesa e a cercare i poveri sempre e ovunque, fino ad oggi, ad amare tutti e a essere riamato da tutti.
Poi, i primi quattro anni di sacerdozio divisi tra il Collegio S. Giuseppe di Guastalla e la parrocchia di Ventoso e Ca’ de’ Caroli. Con i parrocchiani per la prima volta ho imparato cosa significhi essere Padre e Fratello maggiore. Infine, i 16 anni a Ventoso e Ca’ de’ Caroli: nel ’67 l’obbedienza al Vescovo Mons. Baroni e ai Responsabili dei Servi mi ha portato per 24 anni in Madagascar come sacerdote Fidei Donum assieme alle Suore delle Case della Carità (e Suor Margherita è ancora là da 40 anni!), in cui ho vissuto giorni di grande fatica ma di inenarrabile gioia, quando constatavo giorno per giorno cosa voleva dire essere prete, padre e guida di tantissime persone che ho amato profondamente e che mi hanno riamato.
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Ogni sabato Adorazione eucaristica, a Masone
Carissimi tutti/e,
vi scrivo per un invito.
A partire dal 9 maggio prossimo, ogni sabato dalle 18 alle 21, presso la Cappella della Chiesa di Masone, si farà Adorazione Eucaristica. Solitamente il sabato è un giorno che si dedica agli amici, per rivederli e stare in loro compagnia. In un certo senso, la proposta di un “sabato alternativo” vuole essere un appuntamento per frequentare un “Amico” speciale e conoscerlo sempre di più: Gesù.
Abbiamo da poco salutato don Giovanni Voltolini, con la promessa che avremmo dedicato più tempo e cura al Santissimo, proprio nella Cappella dove lui pregava negli ultimi anni: preghiera personale e comunitaria.
Ci tenevo a invitarvi a questo appuntamento settimanale che l’Istituto non vuole tenere per sé ma condividere con gli amici.
Ogni volta si mediterà il mistero eucaristico con segni, testi e canti diversi.
So che il 9 maggio sarà una data impegnativa per via di tanti altri appuntamenti. Ci tenevo però a comunicarvelo, sperando di poterci vedere comunque presto.
In continuità con Masone, ogni sabato a Pratofontana prosegue l’adorazione dalle ore 21 alle ore 8 del mattino, in preparazione alla liturgia domenicale.
Un abbraccio fraterno
don Emanuele
Intervento di don Emanuele Benatti, nel Santuario della Ghiara, all’inizio delle esequie di don Giovanni Voltolini
Don Giovanni, sei venuto al mondo il giorno di S. Giovanni Bosco, 80 anni fa; sei partito per l’eternità il giorno di S. Giuseppe; sarai sepolto, oggi, giorno della beatificazione del gitano martire spagnolo Céférino, detto el Pélé. Tre santi: il primo, un santo educatore; il secondo, un santo lavoratore; il terzo, un santo viaggiatore; ognuno di loro ha lasciato in te la sua impronta.
Tutti e tre, conoscitori della vita operaia, spesso dura; tutti e tre, amici della gioventù, sempre bisognosa di amore; tutti e tre, amanti della vita di famiglia, semplice e dignitosa.
Come il terzo, Céférino, el Pélé, anche tu sei stato chiamato spesso con un appellativo: “il Dongio”, o “ny dadabe”, il grande papà…
Sei cresciuto in una famiglia numerosa e cristiana. “Ny hazo vanon-ko ho lakana, ny tany naniriany no tsara”: “se da un albero è stata tratta una piroga, quell’albero è cresciuto in una buona terra”, la tua famiglia, appunto, cui va tutta la nostra riconoscenza.
E sei cresciuto all’ombra di questo Santuario, guidato dall’amato p. Torelli, prima di conoscere don Torreggiani, il quale da piccolo, ogni giorno, a piedi, con le scarpe in spalla da Masone, veniva a scuola proprio in via Guasco, dove tu sei nato.
E spesso anche lui, molto prima di te, passava in Ghiara per una visita al Santissimo e una preghiera alla Madonna.
E qui, in Ghiara, don Dino, don Altana, tu stesso e tutto i sacerdoti “Servi della Chiesa” hanno celebrato la prima Messa.
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