Schede di formazione

Scheda form. Giugno SCHEDA DI FORMAZIONE N°9

Giugno 2015

“Rendiamo Grazie al Signore.”

 

 

Il motivo per cui dobbiamo rendere grazie a Dio è perché in quest’anno ci ha fatto dono, per la nostra formazione, di meditare sulla diaconia della sofferenza e dei malati.

 

Abbiamo detto che la parola diaconia ci è familiare, è il nostro DNA, che ci distingue da ogni altra realtà ecclesiale, la diaconia prende tutta la nostra vita, è il nostro modo di vivere, è la nostra stessa vita ed allora siamo entrati nel mondo della sofferenza umana e ci siamo accorti che la sofferenza è parte integrante della natura: degli uomini, degli animali, dei vegetali e dei minerali; l’uomo è immerso nella sofferenza e nel dolore fisico, morale e spirituale.

 

Per questo ci siamo chiesti qual è il senso della sofferenza? Perché il dolore? Perché il soffrire? Perché morire? Prechè il male? … a queste domande c’è una sola risposta che Dio ha dato a Giobbe: la sofferenza essenzialmente è un mistero e nello stesso tempo è una prova come l’oro nel crogiolo.

 

La sofferenza riceve luce, senso, da Cristo Gesù che non solo passò in mezzo agli uomini facendo del bene, guarendo gli ammalati, consolando gli afflitti dando l’udito ai sordi, la parola ai muti, la vita ai morti, ma addirittura prendendo su di se il dolore, le sofferenze la morte degli uomini, così Gesù ha dato un senso nuovo, una luce radiosa sulla nostra sofferenza.

 

Per cui la nostra sofferenza non solo è stata redenta da Cristo, ma è partecipazione a quella di Cristo, anzi di più ci ricorda San Paolo “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore al suo corpo che è la Chiesa” Col 1,24.

 

Per questo Gesù annunzia il vangelo della sofferenza la buona notizia a tutti coloro che sono toccati dal dolore, dalla malattia e dalla paura della morte e ci rivela la forza salvifica insita nella stessa sofferenza.

 

Sotto questa luce Gesù ci ha presentato la parabola del buon Samaritano che appartiene al Vangelo della sofferenza che ci indica quale deve essere il rapporto di ciascuno di noi verso il prossimo sofferente. Non ci è lecito passare oltre con indifferenza, ma dobbiamo fermarci, avvicinarci, chinarci verso di lui, versando olio sulle ferite e prendendoci cura di lui.

 

Questa lunga riflessione sulla diaconia della sofferenza, mi auguro che ci abbia aiutato non solo nel nostro servizio pastorale ai malati, ma anche ci abbia aiutato ad entrare nella nostra personale sofferenza quotidiana, vivendola non solo come un mistero od una prova, ma soprattutto come partecipazione e completamento alle sofferenze di Gesù per la salvezza del mondo.

 

La Vergine Maria che partecipò attivamente alla passione del suo figlio Gesù ai piedi della Croce, ci aiuti a vivere nel miglior modo possibile la sofferenza nella nostra vita.

 

Padre Giovanni

 

Schede di formaz.Maggio-Giugno

SCHEDA DI FORMAZIONE N°8

Maggio 2015

“Maria modello della vita consacrata”

 

Il mese di maggio è consacrato e dedicato dalla pietà popolare alla BEATA VERGINE MARIA madre di Dio e nostra; mi sembra opportuno anche per noi consacrati a Cristo, riflettere per la nostra formazione spirituale sulla B.V.M.

 

Il servo di Dio don Dino, nel maggio 1956, esortava i servi della chiesa a “trascorrere questo mese con la semplicità degli affetti e di devozione della nostra infanzia, col fervore di continui sacrifici, e con la profonda unione con Dio, attraverso il suo cuore immacolato. È dalla Madonna che attendiamo nuove, numerose e sicure vocazioni, di cui l’istituto ha urgentemente bisogno” (dal vincolo maggio 1956).

 

La Vergine Maria è il vero modello della vita consacrata, perché consacrata dal Signore ed al Signore diventa per noi Maestra e Madre. Maria viene consacrata dal Signore, perché scelta da Lui ad essere la Madre del Verbo Incarnato; Maria consacrata al Signore, perché prende coscienza della sua elezione e si abbandona fiduciosamente al suo Signore e Dio.

 

Essere consacrati a Dio significa essere UNO con Lui, come lo è stata la V.M. che fin dal momento dell’Incarnazione del Verbo, da Lei accolto, è diventata Una cosa sola con Dio.

 

Per questo don Dino nel lontano Maggio del 1956 invitava i servi a trascorrere questo mese mariano con:

 

  • la semplicità degli affetti e di devozione della nostra infanzia;
  • con il fervore di continui sacrifici;
  • con una più profonda unione con Dio.

 

Don Dino ci invita nella nostra devozione alla Madonna:

 

  • a tornare alla semplicità degli affetti verso di Lei; tutti noi nella nostra infanzia siamo stati aiutati, guidati dalle nostre mamme a scoprire la maternità di Dio Padre nella beata vergine Maria ed abbiamo imparato le prime invocazioni mariane, ricorrendo a Lei con la semplicità di bimbi; anche Gesù ci ricorda “se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli” Mt 18,3;
  • a riprendere il fervore di continui sacrifici; don Dino spesso ci ripeteva con la sua profonda convinzione ad essere fervorosi, non perdere il fervore che come un fuoco deve bruciare, consumare tutta la nostra vita; come Gesù “lo zelo il fervore della tua casa mi divora” Gv  2,17;
  • a vivere una profonda unione con Dio; il cuore della nostra vita spirituale, il punto focale, sta nel vivere una profonda comunione con Dio. Gesù nel vangelo di Giovanni al capitolo 15 ci aiuta a scoprire cosa significa vivere l’unione con Dio e ci porta la parabola della vera vite e dei tralci e ci esorta a rimanere in Lui “rimanete in me ed io in voi” Gv 15,4.

 

In questo mese mariano, guardiamo e contempliamo la Madonna Maestra di semplicità e di fervore e di unione con Dio; riprendiamo, se l’avessimo abbandonato, “la preghiera del Rosario arricchita di riflessione bibblica, la preghiera alla Madonna per l’istituto alla fine di ogni giornata, la devozione alla Madonna immacolata con la pratica del primo sabato del Mese, la consacrazione alla Madonna secondo il metodo di san Luigi M. Grignon de Monfort, l’ottavario di preghiere per le vocazioni dell’istituto all’Immacolata. Tutte queste care devozioni devono ritornare nella nostra vita di consacrazione, pena la defezione alla vocazione e l’esaurirsi dell’istituto stesso.

Non mi darò pace, finchè non ritorni ad animare al fervore l’istituto la vera devozione alla Madre della Chiesa, insieme all’amore al Papa, alla devozione a Gesù sacramentato nell’adorazione quotidiana. L’avere atteso che mezzi più moderni e più efficaci sostituissero la devozione alla Madonna, alla Eucarestia ed al Papa, è stata una imperdonabile imprudenza di cui mi sento profondamente colpevole” (Vincolo maggio –giugno 1973).

 

Invito me  e voi a farne tesoro di queste esortazioni del nostro padre fondatore. Uniti nella preghiera ci affidiamo alla potenza della V.M. per conservare la nostra fedeltà nella nostra vocazione.

 

Padre Giovanni