Le origini

Don Dino, giovane prete

Don Dino, giovane prete

Il Fondatore
Le origini dell’Istituto sono legate al carisma di don Dino Torreggiani, sacerdote della Diocesi di Reggio Emilia–Guastalla, nato a Masone (RE) l’8 settembre 1905.
Ancora giovane prete, illuminato dallo Spirito del Signore, capì che il suo sacerdozio doveva avere due caratteristiche ben precise: la consacrazione con i voti, restando però pienamente inserito nel presbiterio diocesano, in totale disponibilità al suo Vescovo, e la cura preferenziale dei più poveri e abbandonati, perché diventassero veramente la parte eletta della cura materna della Chiesa. Quella intuizione originaria prese consistenza lentamente negli anni successivi, fino a diventare un vero progetto di vita. Don Dino, con il benestare del Vescovo, ne fece parte a giovani amici e collaboratori, sacerdoti, seminaristi e laici, desiderosi di vivere radicalmente il Vangelo con i più poveri.
Fu così che l’8 dicembre 1940, privatamente, emise i voti insieme ad Alberto Altana, studente universitario, diventato poi sacerdote.
A loro si unì Gino Colombo, un giovane catechista, che assunse gli impegni della consacrazione nel suo letto di dolori, pochi giorni prima di lasciare la terra per la patria celeste. A distanza di tre anni, giunse un giovane impiegato, Enzo Bigi, che lasciò la fidanzata per consacrare tutta la vita al Signore, prima nella periferia popolare di Reggio Emilia e poi, a Badia Polesine (Rovigo), con i bambini sinti.

Negli anni in cui a Reggio Emilia si formava il primo nucleo di futuri consacrati (1930–45), don Dino è stato prima animatore dell’Oratorio giovanile cittadino di S. Rocco (1930–36) e poi parroco a Santa Teresa (1936–45) in città, in una parrocchia affidatagli dal Vescovo e che egli accettò volentieri proprio perché povera, priva di rendite beneficiali.
Senza chiudersi mai in un solo ministero specifico, si pose gradualmente alla ricerca dei più poveri e abbandonati della zona: nuovi raggruppamenti di operai e di proletari, recentemente costituiti nella periferia urbana e privi di assistenza religiosa, nomadi di passaggio o in sosta attorno alla città, carcerati ed ex-carcerati, giovani militari di leva, spesso analfabeti, adulti senza fissa dimora e senza punti di riferimento. Fin dall’inizio don Dino scelse uno stile e una disciplina di vita evangelici, che lo portarono a provare “i rigori della povertà”, in un servizio apostolico libero da ogni privilegio e interesse economico.

Il cortile dell'Oratorio S. Rocco (1930–1936)

Il cortile dell'Oratorio S. Rocco (1930–1936)

Nello stesso tempo, in alcuni momenti particolarmente difficili e delicati del suo sacerdozio e della vita ecclesiale diocesana, egli sperimentò come la totale obbedienza e fedeltà al Vescovo fossero determinanti per lo sviluppo positivo e fecondo del suo apostolato. Per questo scelse come motto ispiratore il “nihil sine episcopo” (nulla senza il vescovo) di S. Ignazio d’Antiochia.
Quanti lo conobbero, lo apprezzarono come prete educatore della gioventù, padre spirituale di molte vocazioni, parroco appassionato e creativo, apostolo sempre in cammino, proteso verso categorie di persone e ambienti lontani dalla Chiesa, promotore di rinnovamento ecclesiale prima, durante e dopo il Concilio, profeta di una Chiesa povera, serva e missionaria.
Morì in Spagna il 27/09/1983, festa di S. Vincenzo de’ Paoli, l’apostolo della carità; è stato sepolto nel cimitero della nativa Masone (RE), il 4 ottobre, festa di S. Francesco, profeta della povertà evangelica. Il 19 marzo 2006 mons. Caprioli ha aperto a Reggio Emilia il processo diocesano per la sua canonizzazione.

I funerali di don Dino in Duomo a Reggio Emilia

I funerali di don Dino in Duomo a Reggio Emilia

L’approvazione della Chiesa
Quel primo gruppo di tre persone — don Dino, Alberto Altana ed Enzo Bigi, insieme a qualche altro giovane ancora in ricerca — vide negli anni successivi finalmente riconosciuto dalla Chiesa il proprio sogno: ispirandosi alla “Provida Mater” di Pio XII, circa un anno dopo, il 19 marzo 1948, l’allora Vescovo di Reggio Emilia, mons. Beniamino Socche, eresse canonicamente l’Istituto secolare “Servi della Chiesa”, approvandone le Costituzioni.
Così l’Istituto, al di là del numero e delle virtù dei suoi componenti, venne riconosciuto come depositario di un carisma particolare e di una vocazione specifica, capace di condurre alla santità chi vi fosse chiamato dal Signore.

Il 19 marzo 1948, festa di S. Giuseppe, insperatamente, Sua Ecc.za Reverendissima Mons. Beniamino Socche approvava la prima Regola del nostro Istituto…
Noi ne fummo sommamente felici, e tale approvazione ci diede la certezza di fede di essere nella volontà di Dio.

don Dino